Mangia tempo 4

La libreria non era stata d’ispirazione, continuando a calciare un pallone immaginario mentre si allontanava, percorreva le tortuose stradine della città per arrivare al luogo dell’appuntamento. Il tempo si rifiutava di collaborare, mostrando un suo lato scontroso borbottava minacciando pioggia, delle eleganti rondini danzavano tra le case chiamando la primavera. Per la stagione la temperatura era bassa. Prese dalla tasca una Winston, la mise in bocca sospirando, cercò l’accendino con un pigro gesto. Era sparito, nelle tasche non c’era, in mano non c’era, la maledizione peggiore che gli potesse venire in mente, avere le sigarette ma non un accendino per accenderle. Stava per imprecare, chiamare qualcuno ogni tanto gli dava la sensazione di non essere solo, quando una ragazza gli si avvicinò.

Lei: "Scusa, ti serve da accendere?"

Preso un pò di sorpresa rispose

"… si … ehm … credo di aver perso l’accendino …"

lei gli porse l’accendino, lui lo prese e si accorse che chi gli si trovava davanti non una ragazza bensì un’angelo. Si sentì di colpo imbarazzato, si sentì avvampare, sentì di volerle parlare.

Lei:"Per caso hai una sigaretta?"

Lui senza dirle niente le porse il pacchetto.

Lei disse sorridendo:"Lo so, non è proprio uno scambio equo, però è proprio una maledizione avere le sigarette e non l’accendino, vedila un pò come se ti avessi salvato"

Senza aver sentito una parola di quello che gli era appena stato detto annuì, non riusciva quasi a mettere a fuoco la splendida figura che si trovava davanti. Cercando di superarsi in quell’inadeguatezza, si sforzò di dire qualcosa, ma le parole continuavano ad essere mute.

Si ricordò di qualcosa di illuminante mentre lei se ne stava per andare. Il suo capo spirituale, la sua guida antica, il suo mentore ed ispiratore, lo aveva messo in guardia decine di volte schiaffeggiandogli affettuosamente la testa: "Ricorda nel momento del bisogno infilala in bocca e aspira forte, a quel punto se sarai abbastanza convinto ti farà visita". Questa frase gli veniva ripetuta con un enfasi ed una convinzione tali da poter convincere chiunque che qualcosa gli avrebbe fatto visita veramente, e la sua guida era abbastanza originale da poter aver ragione.

E così fece, aspirò, e i suoi polmoni si gonfiarono ed il fumo scese, e fece effetto. Forse troppo effetto, ebbe un capogiro e crollò come se lo avessero colpito con una mazza.

Mangia tempo 3

Ancora una volta il pacchetto era semivuoto, le Winston blu si scansavano con la speranza di non essere agguantate. Una sbuffata, e la cattura della prossima condannata al rogo, ancora non ci credeva, era il secondo pacchetto della giornata ed era già agli sgoccioli. Preso coscienza del fatto che forse stava un pò esagerando con il fumo, prese la giacca per andare a rinnovare le sue scorte di sigarette.

La macchina protestava, sembrava essere stanca, cercando di imitare il vizio del padrone sputava un denso fumo nero catrame. Nonostante tutto era sempre stata una compagna fedele, mai un accenno di sciopero ne di malattia improvvisa, e anche questa volta arrivò a destinazione senza troppi intoppi. Metà pomeriggio sen’era già andato quando arrivarono in città, anche se la primavera era già iniziata da qualche settimana, le temperature non accennavano ad alzarsi.  La sciarpa era ancora un’accessorio indispensabile, due giri attorno al collo servivano da protezione contro mal di gola ed influenza, il cappotto, forse un pò troppo leggero, lasciava filtrare dei gelidi spifferi che lo facevano rabbrividire.

La destinazione era la libreria, a qualche centinaio di metri dal parcheggio. Fermata obbligatoria al tabacchino:

Lui: "Buonasera, vorrei un pacchetto di …"

*come diamine si chiamano, ogni volta mi vengono in mente le Marlboro*

Lui: "mmh ecco Winston blu"

Commesso: "Si fanno 3 e 80"

Lui: "A lei, arrivederci e grazie"

 Al solito era riuscito a far cadere tutto quello che aveva in mano, resto compreso. Il commesso da dietro il bancone ridacchiava. Si sentì arrossire, la sensazione di aver appena fatto una figuraccia davanti a quattro persone lo metteva a disagio. Prese un respiro a pieni polmoni, raccolse le chiavi della macchina, le monete, le sigarette ed il cellulare ed uscì. La giornata sembrava aver preso una piega decisamente storta. Camminando verso la libreria vide una coppia più o meno della sua età, e si trovò a ripensare di quando anche lui era felicemente innamorato di una ragazza. La storia aveva preso una strana piega, neanche lui se ne spiegava il fallimento, tutto quello che gli era rimasto era l’odio profondo del fidanzato precedente e di quello attuale di lei. Più ci pensava e meno riusciva a capirne il motivo, si sentiva colpevolizzato ingiustamente, e spesso pensava al modo strano in cui pensano le persone che hanno paura di perdere qualcosa. Le cose erano andate male anche con lei, non riusciva più ad andarci molto d’accordo, aveva la sensazione che confidarsi con lei fosse come svelare punti deboli al nemico, preferiva quindi evitarla il più possibile. A volte si sentiva sopraffatto dalla voglia di vederla, di ricevere attenzioni da lei, ma spesso pensava di non volere solo lei, bastava qualcun’altra che fosse disposta a condividere qualcosa.

Preso dai suoi pensieri si ritrovò di fronte alla libreria ed entrò.

La libreria era semivuota, le commesse chicchieravano tra loro. Il posto era piuttosto piccolo, le due commesse all’ingresso avrebbero messo in soggezione un branco di leoni. Lui si sentiva a disagio non gli andava di essere osservato mentre sceglieva qualcosa da leggere e per contrattaccare si mise a sua volta a fissare le due commesse. Si rese conto che non stavano guardando lui, bensì fissavano il vuoto in uno stato di profonda apatia. Non erano nè giovani nè vecchie, una portava un casco di capelli rossi, mentre l’altra aveva dei capelli castani acconciati in modo elaborato. Nessuna delle due era particolarmente attraente, gli occhi non gli dicevano niente. Lui si innamorava degli sguardi, alcune ragazze avevano negli occhi una luce che le faceva risplendere e questo non era il caso. Finalmente qualcosa che andava per il verso giusto, se si sentiva attratto da una ragazza il coraggio si trasformava in timidezza, le parole gli morivano in gola e faceva spesso una pessima figura.

Accortesi di essere fissate distolsero immediatamente lo sguardo. Il più era fatto, si apprestava a scegliere un libro quando il suò cellulare vibrò. Un messaggio, un suo amico lo invitava a bere qualcosa al bar.

Anche Facebook sfotte a morte

Capisco che ci siano periodi in cui essere dei bersagli è abbastanza facile, io ne stò attraversando uno. Il periodo è un pò solitario e vorrei stare assieme a qualcuno, avere una confidente, una ragazza da cui farmi coccolare un pò. Il destino sa essere crudele, ecco che mi ripresenta su un piatto d’argento una ragazza per cui avevo una cotta. Benissimo, non fosse che al tempo ho combinato un gran casino. Facile farsi beffe di uno che stà cercando qualcosa e crede che esista, così scopro che questa ragazza è diventata bellissima, che non vede l’ora di venire alla mia laurea, e che, ciliegina sulla torta è così felice di vedermi che mentre mi stà parlando si volta di colpo e inizia a parlare con un altro ragazzo. Un pò sconsolato me ne vado, ho combinato un casino un tempo, non è che ci siamo sentiti più di tanto dal fattaccio, così l’unica opzione valida è la ritirata strategica. L’occasione per fortuna era allegra, e così, con i miei compagni di classe delle superiori, mi sono scolato il Piave.

Qualche giorno più tardi, con l’immagine di lei che mi rimbalza in testa accendo facebook, oh si che schifo la nuova interfaccia, clikko qui e lì e sulla destra compare un simpatico avviso "Sei ancora single?" gli annuisco un pò triste, Facebook mi sorride sornione e mi propone di incontrare delle ragazze tipo pornostar che si concedono a caso al primo arrivato. Ok la disperazione può essere contemplata, però arrivare a pagare per conoscere gente su internet mi pare un pò troppo.

Spero nella mia buona stella, nella speranza che non si sia già spenta da qualche migliaiata di anni e che quella che mi arriva non sia solo un finto bagliore.

Va come deve andare

Finalmente le cose hanno ripreso a girare, non so se sia perchè ho ripreso ad andare in università, anche se a dire il vero non devo seguire più lezione. Mi sento di buon umore, ho voglia di fare quasi avessi bisogno di stare fuori casa. E’ strano, perchè a casa ci voglio sempre tornare, però restarci tutto il giorno mi mette un’angoscia orrenda, preferisco farmi qulle due ore e mezza di corriera al girono ed andare ad udine.

Credo scriverò più spesso post della serie mangia tempo, mi diverte un sacco provare a pensare delle storie e a scriverle, mi sembra quasi di poter raccontare di tutto senza preoccuparmi troppo di quello che dico.

Alla prossima 😀

Mangia tempo 2

Erano li ammassati, ricordi, emozioni e sentimenti, in una confusione creata dallo scorrere del tempo e da una pressante sensazione di cose lasciate a metà. La sua fantasia correva a briglia sciolta cercando di ricordare qualche passato momento di lucidità, quando un forte sentimento si fece largo tra gli altri, il cuore palpitava, le mani ghiacciate e sudate, un sentimento che sembrava perso si era riaffacciato alla sola vista di lei. Lei che lavorava dietro il bancone di una discoteca, lunghi capelli castani, un trucco leggero e il suo sorriso a completare quest’opera d’arte.

Non ci voleva credere davvero, proprio la sera in cui era uscito senza curarsi troppo di come si era vestito, di come si erano asciugati i capelli dopo la doccia, di come fosse inopportuna la barba, proprio quella sera aveva riscoperto che un fuoco apparentemente spento può riaccendersi di colpo. La sua espressione non lasciava trapelare molto di quello che sentiva, le sue azioni parlavano da sole. Era freddo e distante, utilizzava una strategia difensiva impeccabile, lei gli sorrideva, e ciò bastava a ricordargli cosa era successo qualche anno prima. Si avvicinò al bancone: "Come va? E’ un sacco di tempo che non ci vediamo"

Lei: "Tutto bene, e tu? A quando la laurea? Non dovevi laurearti qualche tempo fa?"

Lui:"Si avrei dovuto, ma ci sono stati come dire, degli imprevisti, a volte capitano, e per quanto possa sembrare strano io ne ho avuto più di qualcuno"

Il meccanismo di autodifesa compiva ancora il suo dovere egregiamente, il discorso era stato mozzato sul nascere.

Lui:"Mi ha fatto piacere vederti, alla prossima"

Lei:"Anche a me"

Le sensazioni che si erano fatte largo tra i vari pensieri erano state sommerse da una miride di imprecazioni. Dopo una mezz’ora era ritornato in se, l’unico motivo con cui poteva spiegarsi quella reazione era un’inspiegabile autolesionismo. Uscito dalla discoteca, prese una sigaretta e guardando la luna alta in cielo disse: "Ecco cosa mi mancava".

Mangia tempo

Seduto di fronte al proprio portatile scrutava l’orizzonte, quasi potesse forare il muro che aveva a un metro dalla faccia, mentre ondeggiava sulla sua vecchia sedia rossa i pensieri gli si affollavano in testa. La giornata era agli sgoccioli, nella sua stanza il sole versava un’accesa luce arancione. La scrivania subiva passiva sia la luce del sole, che l’invasione di "cose". Nessun altro nome si poteva dare a quell’ordinato caos, fogli scribacchiati, libri di appunti, quaderni, dispense universitarie, libri, vestiti, pezzi di apparecchi elettronici, tutti accatastati gli uni sugli altri. Per chi non era abituato ad affrontare quella vista poteva essere un trauma, per lui faceva poca differenza avere tanto o poco disordine davanti agli occhi, forse.

Era da un pò che si trovava in difficoltà a procedere con il lavoro, mancanza di materiale, mancanza di spirito, mancanza di qualcosa. Una frase gli rimbalzava in testa "siamo cio che proviamo" non riusciva ad afferrarne il significato, e così fissava il muro in attesa dell’illuminazione. Avrebbe voluto correre via, lontano, lasciarsi tutto dietro le spalle per sentirsi un pò più vivo ed indipendente, avrebbe voluto essere più prestante e di bell’aspetto, gli sarebbe piaciuto volare o avere qualche potere speciale, la verità è che voleva sentirsi un pò speciale.

La serata sembrava piatta, un pò malinconica così prese la giacca marrone, infilò un paio di Converse, e prese la macchina per andare da qualche parte. Fuori dalla porta di casa si infilò le mani in tasca, e ci trovò sigarette ed accendino, se ne accese una ed inspirò a pieni polmoni. La sigaretta gli causò un piccolo capogiro, sentì le mani congelarsi all’istante e disse: "Ecco cosa mi ci voleva". Sorridendo andò verso la macchina.

Buona festa della donna

Auguro buona festa della donna, c’è che magari lo trova offensivo, chi lo considera solo una mossa di marketing per i fiorai, chi dice che non c’è niente da festeggiare perchè si è donne, chi magari pensa che l’origine della "festa della donna" non sia poi così festosa. Mi pare sia stata istituita per un incidente avvenuto in una fabbrica dove sono morte una cinquantina di donne a causa di un incendio, non ne sono sicuro quindi perdonatemi se ho detto una vaccata 🙂

Io credo che sia un’occasione per ricordarsi delle amiche, chi più chi meno, fare un regalo di cuore non costa nulla, e chi lo trova offensivo forse dovrebbe pensarci su un attimo.

Buona festa della donna dunque 😉