Le situazioni cambiano

Era un pò di tempo che non mi sentivo così sbattuto. E’ una sensazione strana, un pò sgradevole. Mi sono ritrovato a farmi domande che non mi sarei dovuto fare, a ricordarmi di particolari graffianati che sarebbe stato meglio dimenticare. Non saprei come dirlo, mi sono di nuovo fermato alla facciata, contento io contenti tutti. Forse avrei dovuto tenere occhi e orecchie aperte, sondare meglio quello che mi stava succedendo intorno.

Se non altro la confusione che avevo in testa si è un pò diradata anche se in favore di pensieri non tanto allegri.

Spero che passi presto

Maledetti ladri

E’ la prima volta che mi saltano i nervi perchè mi è stato rubato qualcosa. Eh già mi sono reso conto proprio oggi, dopo il furto del portafoglio e del cellulare che qualcosa mi è stato portato via davvero. Tolto il fatto che nel portafoglio avevo documenti inutili per la maggior parte dei ladri, quali tessera sanitaria, libretto sanitario, codice fiscale, carta d’identità, patente, libretto universitario, tessera mensa, foglie di alloro delle lauree, abbonamento della corriera, foto mie di tempi andati, 100 euro, biglietti da visita vari tra cui quelli di gente conosciuta in posti assurdi che non reincontrerò mai più, mi hanno rubato un pezzo di vita.

Mi sono reso conto che nel cellulare conservavo delle memorie che non avevo nessuna voglia di perdere, vecchi messaggi che volevano dire così tanto, la rubrica, con così tanti contatti di persone che non ritroverò più.

Mi è venuto quasi da piangere quando me ne sono reso conto. Credo che ora farò più attenzione al telefono dato che contiene un pezzo della mia vita, una parte di essa che avrei preferito non perdere.

Ah che dire, quel che è fatto è fatto. Una lacrima per quello che ho perso l’ho versata, ora devo rimboccarmi le maniche e ricominciare a costruire…

Mele

Mele, dei simpatici e semplici frutti, in questi giorni li stò raccogliendo. Ho conosciuto diverse nuove persone, ognuna con una storia da raccontare, ognuna convinta delle proprie idee, ognuna che le difende ogni qual volta ce ne sia bisogno.

E’ un’esperienza abbastanza divertente, tolto qualche problema con alcuni colleghi, già perchè può sembrare un’operazione semplice, ma in realtà qualcuno si può confondere facilmente e risultare molesto in diversi momenti. Oggi la giornata si è conclusa un paio d’ore prima causa pioggia, peccato.

La mia schiena è in fiamme, stare parecchio tempo con le mani in aria (potrebbe sembrare stupido immaginarmi con le mani alzate) è molto faticoso, mi fanno male anche le gambe, non sono per nulla abituato a passare così tante ore in piedi.

In compenso il lavoro concilia il sonno, non la mente haimè cosi mi ritrovo con troppo tempo a disposizione per farmi dei gran viaggi mentali. Molto male, le idee si affollano e litigano tra loro, cambiando di continuo il mio umore.

Vorrei una sigaretta, non ho ancora trovato il coraggio di comprarne di mie, ma stò cedendo sempre più all’idea, credo di averne abbastanza bisogno, probabilmente le comprerò quando troverò il coraggio di dire al babbo che ho cominciato.

Detto questo le forze mi stanno abbandonando, credo che me ne andrò a dormire.

Notte Notte

Esami

Eccoci, un titolo evocativo, esami. Ne parlo perchè dovrei averli finiti, non tutti in generale, per lo meno quelli universitari. Credo che sia necessario un minuto di silenzio, forse più minuti, per guardarsi indietro e vedere la strada percorsa da quando si è partiti.

Provare a ricordarsi il primo giorno, la prima lezione, il primo esame, poi tutte le altre lezioni e gli altri giorni e gli altri esami, tutte le idee che ci sono saltate in mente, i litigi con i compagni di corso su argomenti teorico/pratici, la noia infinita a preparare alcuni esami, lo svogliato "Ci troviamo per studiare questo pomeriggio presto" che finiva in uno studiamo un pò e poi siamo troppo stanchi, l’arrivare all’esame con la speranza che alcuni argomenti non esistano veramente, la serata spritz, la corriera che parte alle 19:30 per riportarti a casa, Shumi che la guida e ci riporta a casa con un quarto d’ora d’anticipo, i compagni di corso che riconosci ma dei quali non ricordi il nome, compagni di corso noti e sconosciuti, amori trovati e persi, amici ritrovati e tanto altro ancora.

Quando mi guardo indietro e mi sembra di essere arrivato alla fine di un percorso, ho come la sensazione di camminare su una lastra di ghiaccio, quasi che tutte le esperienze si sciolgano senza lasciare traccia, senza che sia più possibile rivevere alcune esperienze allo stesso modo.

Il vuoto e l’angoscia di chiudere un capitolo della propria vita vanno però affrontati, e ritardare il momento della resa dei conti non è per nulla una gran mossa (e anche se non sembra ne sò), così abbastanza speranzoso e spaventato mi dirigo verso la fine di questo lungo e piacevole percorso.

Gambe in spalla!

 

 

Quello che c’è dietro

Il mago di Oz se ne stava tranquillo, nascosto dietro dei paravento, oltre alla sua fama e alla sua voce tonante non c’era altro. Ogni tanto, per come vanno le cose, mi sento un pò il mago di Oz, tutta apparenza.

Conoscendo le persone, ci si rende conto che sono molto più colpesse di come appaiono, che se anche non ce se ne rende conto, coltivano interessi e passioni che nemmeno ci si immagina. Questo rende tutto molto avventuroso, ti fa venire voglia di incontrare persone, conoscerle, scoprirle, impararle.

Il problema è che a volte, guardandosi dentro non si vede nient’altro che quello che rappresenta la propria immagine, qualsiasi cosa essa rappresenti,e che magari ci si sente solo dei paravento. La speranza, che è sempre l’ultima di una serie di cose a morire, ci consiglia di levare il paravento e scoprire se c’è qualcosa dietro.

Con la speranza(anche se poca)di trovare qualcosa vi saluto

L’inverno stà arrivando

Essere per un’attimo nell’occhio del ciclone, forse nel buco-nero che i fisici del cenr stanno pensando di generare, e ritrovarsi di colpo a non saper più da che parte andare. Ti sembra di aver perso il ritmo perchè non ti riesce una cosa buona ed intera tutta in una volta, perchè le cose si stanno complicando di nuovo e non sai come uscirne, ti sembra di aver preso una galleria e non vederne la luce dell’uscita.

Quando le cose si mettono male, in un libro ho letto che si suol dire: "L’inverno stà arrivando" è un libro fantasy, ma questo non mi impedisce di pensare che sia abbastanza verosimile stringere i denti per affrontare un periodo particolarmente freddo.

Spero di uscirne vincitore…

Soprannomi

Avete mai avuto un soprannome? Un nomignolo difficile da scacciare? O uno pseudonimo a cui siete affezionati? Io ne ho avuti parecchi, soprattutto soprannomi Meo, Mauromerlo, Merul e Mandolon, infine Draiden, che più che un soprannome è uno pseudonimo.

Pensandoci i soprannomi sono qualcosa che ti appiccicano addosso gli altri, un diminutivo del cognome, una storpiatura del nome, magari una storpiatura del soprannome di tuo padre, o qualcosa che non ha molto a che fare con te ,ma che per un certo allineamento planetario decidi o sei obbligato a portarti dietro come le palle di ferro legate alle caviglie dei carcerti. Io dei miei soprannomi posso dire che sono nati più per sbaglio che per volontà, forse. Il primo soprannome di cui ho memoria è Meo, me lo appioppò mio cugino, un grande appassionato di calcio, perchè il mio nome gli ricordava quello di un calciatore, un certo Meho Kodro. Anche il secondo soprannome lo devo a lui, si divertiva un sacco a canzonarmi per via del mio peso: "Mauromerlo vola male, peserà circa un quintale". Non amavo molto questi soprannomi, più che altro perchè li usava solo lui e più che un modo amichevole per chiamarmi, erano un gesto di scherno nei miei confornti. Eravamo piccoli però, quindi era valido un pò tutto alla stregua della regola "tutti portieri" al campetto.

Gli altri due soprannomi invece mi sono stati attribuiti attorno ai quattoridici anni, era il periodo "andiamo tutti i giorni a giocare a pallone con quelli più grandi", forse gli facevamo un pò tenerezza, forse avevano bisogno di altri due o tre giocatori per completare le squadre, fatto stà che ogni sera verso le sei e mezza ci ritrovavamo a giocare con i più grandi. L’emozione era tanta, ma una differenza d’età di quattro o più anni si fa sentire, e, anche se ti vedono spesso, non è che tutti abbiano idea di come ti chiami, forse, al massimo, hanno idea di chi tu sai figlio. Così fu che nacque il terzo dei miei soprannomi, Merul. La memoria ahimè fa brutti scherzi e siccome Merul non è che sia così facile da ricordare, durante una partita, qualcuno lo cambiò in Mandolon. Adesso in paese restano valide le due versioni che grazie al cielo non conoscono in tanti.

Come ultimo lascio la parola al mio pseudonimo Draiden.

Wella com’è? Allora io sono Draiden, sono nato un sacco di tempo fa, circa mmh sette anni or sono. Non mi ricordo bene le circostanze esatte, ma ci incontravamo io e altri pseudonimi per giocare di ruolo. Il fatto è che alla lunga interpretare qualcuno ti confonde, alla fine non sai più se sei tu o lui a parlare. Gli pseudonimi differiscono dai soprannomi e dai nomi perchè creati dall’interessato, non è un "tu sei come mi piace chiamarti" ma diventa un tu sei come ti vuoi far riconoscere. Quindi ecco che nasco io un pò arrogante, un pò pieno di me, un pò sgargiante un bel pò più sicuro di me, insomma una persona eccezionale, infatti sono rimasto attivo per taanto tempo e mi sono sostituito a Mauro per gran parte del suo tempo libero e non.

L’asino casca quando ti rendi conto che lo pseudonimo non è proprio in linea con quello che pensi veramente, e non è tanto in linea nemmeno con quello che sei. Purtroppo non tutti si accorgono della differenza e spesso questo porta a fraintendimenti e a situazioni spiacevoli. Per fortuna molti riescono ancora a vedere la differenza fra te e lo pseudonimo.

Ora stò cercando di liberarmi un pò da questo Draiden, non nel senso che lo voglio abbandonare, nel senso che devo concentrare i sui eccessi in qualcosa di più costruttivo. Speriamo di riuscirci, intanto ho calato drasticamente le ore di gioco giornaliere, poi si vedrà.